Canzoni, favole e poesie

Un po' per ridere e un po' per non morire.

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Utente: Paesanino
Sono il Paesano (per gli amici il Paesanino). Nato e vissuto in Molise, mi diletto di canzoni e poesie, anche dialettali, spesso ispirate al mio paese. Un po' per ridere e un po' per non morire.


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152 Stémece bbune
151 I miei giorni
150 Due sgarbi a Sgarbi
149 Cantano i grilli
148 'A Chiane u Meljne
147 L'ultimo volo dell'angelo
146 Quando il venerdì insidiava la festa di San Mercurio
145 U Colle Sammercúrie
144 Notturno
143 L'adultera
142 Luglio
141 Nebbie
140 La gatta e il topo
139 L'automobile di Zincone
138 Rua Capalozza
137 Le lucciole
136 Fernando all'inferno
135 Vallone Iungeto
134 Il monachello irrequieto
133 I fuochi a Sant'Antonio
132 Musica e parole
131 Ciomme e l'apicoltore ingenuo
130 Sere di giugno
129 Rua Risorto
128 Un'apparizione
127 Il cappello di Camilleri
126 Al Tappino
125 Il cappello di Leonardo
124 Al pozzo
123 Rua Peluso
122 San Pasquale, vilipeso e sfrattato
121 La mia vita
120 Sotto il campanaro
119 Ciomme e la lanìa
118 Il quaderno di calligrafia
117 La fiera a Santa Croce
116 Quando S. Giuseppe corteggiò la Madonna
115 La Madonna Nera di Toro
114 Vicolo del Piano
113 Alla mia collina
112 I peccati saporosi (quiz)
111 Rua Fracasso
110 Corpo
109 Il tredicesimo apostolo
108 Vigilia di Pasqua
(La tritacca)

107 Lo scrigno d'oro
106 La benedizione delle case
105 Nella via (Indovinello)
104 Caterinella
103 Grazie, maestro!
102 La messa a quel paese
101 A primavera
100 Ciomme: - Buongiorno, mast'Antò!
99 In mezzo al Piano
98 L'attesa
97 Il miracolo di San Giuseppe
96 Vantjche (Via Antica)
95 Il vestito da sindaco
94 Il buon torese
93 Donna
92 Vebbrazio e Motasemmie
91 Bianca Luna
90 Carnevale na Defènze
89 Alla scoperta del nuovo mondo
88 Bianca colomba
87 'A salaiole (La salaiola)
86 Il brigante Cialone (R. Lalli)
85 'A fenestrelle (La finestrella)
84 In quella rua
83 La Traviata in bottega
82 A mio fratello
81 A San Rocco
80 Ciomme e gli occhiali
79 Insalata e scarola
78 In colonia a Campobasso
77 Pagine di un libro
76 Il dilemma di un cornuto
75 Rua Caruso
74 Incompletezza
73 Ciomme, vai o vieni?
72 'Na sére, sciore (Una sera, fiore)
71 Il capretto devoto
70 Mulino a fuoco
69 Il canto del barbiere
68 La mia gente (N. Iacobacci)
67 Via del Grottone
66 Il gallo del convento
65 La Pasquetta
64 Quistu virne (Questo inverno)
63 Ah se t'ho amato Chiara
62 Un miracolo di San Mercurio
61 Rua Petrucci
60 Sére de virne (Sera d'inverno)
59 Il maiale teutonico
58 Presepe (E. Cirese)
57 Piazza del Piano
56 Pensieri verso sera
55 Linuccio nel pozzo
54 Passo Ciampone
53 'A cerquele (La quercia)
52 La calma
51 O Concetta Immacolata
50 La fiera di San Nicola
49 Davanti alla chiesa
48 L'uomo felice
47 La voglia di carne
46 Via Roma
45 La bella gente
44 Le olive, la strega e il treppiedi
43 Inverno
42 Il gallo sacrificale
41 Via Pozzillo
40 Rasce Barlette
39 Via Orientale
38 Ripenso a voi
37 Palazzo Fermasole
36 Via Santa Maria delle Piaghe
35 La festa dei morti
34 Toro al tempo dei sogni
33 Via Nova
32 Il pettine (A' pettenésse)
31 Scendeva la sera su Emmaus (G. Tromba)
30 L'Azzarice
29 Tempo di partire
28 Rua della scimmia
27 Pass'a nava mé (Passa la nave mia)
26 Piano San Mercurio
25 Cantavano i fanciulli
24 Via del Convento
23 Un bombardino
22 Dammi la tua bocca
21 Fontana Viola
20 Canzone senza parole
19 Pozzo a Monte
18 Se potessi
17 Sotto il Barbacane
16 Toro dammi la mano
15 Coste San Rocco
14 Nelle campagne
13 Il feroce scarafaggio
12 San Mercurio e San Giovanni
11 Ballatella
10 Il convito di San Rocco
9 Stupidità
8 Il monaco corridore
7 Toro è una bella città
6 Amore in pace
5 Cosa rimane
4 Il barone ballerino
3 La figlia della gallina bianca
2 Santiago (ballata ingenua)
1 Per un fagiano

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sabato, 21 marzo 2009
Toquinho Toro Festival 2008









Postato dal Paesanino alle 09:15 | link | commenti (3) |
toquinho, joão carlos pecci, le radici toresi di toquinho, le radici di toquinho a toro

giovedì, 25 settembre 2008
L’eremo dell’eros.

Mauro Gioielli, L’eremo dell’eros. La festa dei santi Cosma e Damiano a Isernia, Palladino Editore, 3^ edizione, Campobasso 2000.



Il santuario di Isernia, che si anima in occasione dela ricorrenza del 26 settembre

……………………………………


Si tratta di un’importante indagine di Mauro Gioielli, già apparsa nell’ottobre 1995, con il titolo Priapo, i Dioscuri e le zampogne. La festa dei santi Cosma e Damiano a Isernia, su “Utriculus”, anno IV, n.3 (15), luglio-settembre 1995, pp.4-34, corredata da un ampio e opportuno summary in inglese di Antonietta Caccia (pp.35-39). Un’indagine, quindi, che da tempo era a disposizione di quanti vogliano o debbano approfondire il discorso sulla famosa decifrazione del rito isernino proposta dallo scozzese William Hamilton sul declinare del secolo decimottavo.

Come suo costume, Gioielli parte da una dettagliata ricostruzione del contesto storico e sociale in cui il rito avviene, soffermandosi sul santuario isernino; le figure dei santi Cosma e Damiano; i Dioscuri, Castore e Polluce, il cui culto si perpetuerebbe in quello dei due santi cristiani; la chiesa isernina con le sue reliquie; gli zampognari e i fedeli, che animano la festa e la processione, così come vengono celebrate oggi. Quindi, lo studioso isernino affronta decisamente il problema del preteso culto reso a Priapo (fino a metà Ottocento, secondo alcune fonti), culto che nella sua reclamata oscenità, culminante nell’unzione sacrale di genitali malati e nell’offerta di ex-voto fallici (i ditoni di san Cosma, secondo Hamilton, che collega l’eufemismo a una leggendaria reliquia, ovvero il pene disseccato e mummificato del santo), rese famosa la festa isernina nel mondo degli eruditi e dei viaggiatori di duecento anni fa.

Gioielli illustra la relazione di Hamilton; la corrobora con due leggende della tradizione orale isernina, “collegate agli antichi culti per gli organi della generazione sia maschile, che femminile”; disquisisce sull’uso degli oggetti magico-simbolici a forma fallica; e, tuttavia, giunge a conclusione che vanno nella direzione di un netto ridimensionamento della “scoperta” di Hamilton, la quale non regge affatto alla prova del dubbio.
Scrive infatti Gioielli, alla cui competenza, conviene lasciare il prosieguo del discorso, che abbiamo alleggerito delle accurate note in calce:

Non tutto, infatti, sembra “quadrare” e un ragionevole scetticismo ci induce a pensare che, nella sostanza, i riti isernini non erano proprio ciò che il ministro scozzese credette di ravvedervi.
È opportuno, a questo punto, evidenziare i nostri dubbi […]:
 
1. Hamilton non poté assistere ai riti fallici di S. Cosma perché - come già più volte detto - aveva l’intenzione di venire ad Isernia nel 1781 ma le autorità locali avevano ormai vietato la celebrazione dell’aspetto osceno della festa. Pertanto, nella sua lettera-relazione, il ministro descrive un evento a cui non ha assistito. Lo fa, infatti, di seconda mano, utilizzando le notizie fornitegli da un «signore che era a questa festa nel 1780», la cui testimonianza «è stata confermata in seguito dal governatore di Isernia».
2. Se Andrea Pigonati - come sostiene Carabelli - oltre che essere l’anonimo «individuo d’educazione liberale» è anche l’autore della lettera da Isernia [trattasi del documento apocrifo che insieme agli ex voto priapici è allegato da Hamilton a comprova del suo assunto, n.d.r.] occorre dire che - a giudizio di Torcia - si trattava d’un personaggio abbastanza incline agli “slanci di fantasia” e che vedeva ovunque intrecci tra paganesimo e cristianesimo. Pigonati, però, godeva d’un certo credito a Napoli, per cui, se contattò Hamilton raccontandogli di aver rintracciato il culto di Priapo a Isernia, è probabile che il ministro gli credette.
3. Nella lettera da Iserniasi citano le usanze priapiche di Ottaiti (Tahiti). Ma l’anonimo estensore dell’epistola come poteva conoscerle? Esse, infatti, divennero note in Europa a seguito delle spedizioni del capitano Cook i cui viaggi furono pubblicati in un volume la cui edizione italiana vide luce solo nel 1784. I riti tahitiani, però, dovevano essere noti a Hamilton poiché il suo amico Joseph Banks gliene aveva verosimilmente parlato, avendo partecipato ai viaggi di Cook.
4. I falli isernini giungono al British Museum solo nel 1784 ovvero tre anni dopo la (presunta?) discovery di Hamilton. In tutto quel tempo egli avrebbe potuto facilmente recuperare i ditoni in altre zone del Regno che non Isernia o, addirittura, avrebbe potuto farli costruire apposta. Anche i disegni che Hamilton inviò a Londra potrebbe averli fatti chiunque. Quello pubblicato nel volume di Knight, infatti, raffigura alcuni ex voto fallici offerti presso l’eremo isernino nel settembre del 1780, ovvero prima che il ministro scozzese venisse a conoscenza della festa di San Cosma.
5. Nel 1790, Colt Hoare, venuto ad osservare la festa isernina di San Cosma non vi trovò i Great Toes che cercava.
6. I falli di cera conservati al British Museum (e che dovrebbero essere quelli recuperati da Hamilton) sono giallognoli, mentre varie fonti testimoniano che i ditoni isernini erano fabbricati in «cera rossa». Oltretutto gli oggetti in questione, per come è possibile vederli oggi,non danno la certezza che un tempo siano davvero stati degli ex voto priapici.
7. Hamilton, influenzato da una certa moda di quell’epoca,era alla costante ricerca di “cose strane” e sarebbe stato felicissimo di poter annunciare una scopertasensazionale che gli sarebbe valsa l’ammirazione dei suoi colleghi antiquaries, i quali - va detto - avevano la propensione a vedere un po’ ovunque i remains di chissà quali antichità.

Dai dubbi fin qui espressi, Mauro Gioielli muove verso conclusioni inevitabili, che riportiamo volentieri, sempre alleggerite delle note in calce, perché crediamo possano proporsi come lezione di metodo (ricostruzione di prima mano e analisi critica dei risultati acquisiti) e benefico antidoto contro la reiterazione del noto, la piaga purulenta che affligge il corpus istituzionale della cultura molisana.

La presenza di ex voto a forma fallica nella Isernia del’700 - a prescindere dai dubbi espressi - è più che verosimile, anzi è del tutto normale in rapporto alla storia e alle antiche religioni del Molise. Si può tranquillamente affermare che, se qualcuno ha davvero visto dei falli di cera sull’eremo dei Ss. Cosma e Damiano, la circostanza non aveva nulla di eccezionale, non era un fatto clamoroso né tanto meno una scoperta. In realtà - come giustamente annotava Masciotta - nell’atteggiamento di Hamilton «vi era della esagerazione», poiché il culto isernino era un fatto «in sé spiegabilissimo». A Isernia non c’era la tradizione di celebrare cerimonie oscene. V’era, invece, il culto verso due santi che venivano chiamati in causa per ogni male di natura fisica; santi invocati per ottenere la guarigione di occhi, di braccia, di gambe, e d’ogni altra parte del corpo, inclusi, perché no?, i membri della generazione. E, in tale circostanza, gli ex voto che avevano l’aspetto degli organi sanati non potevano fare eccezione per quelli sessuali. Per cui, vedere nelle antiche cerimonie in onore dei Ss. Cosma e Damiano solo l’aspetto mutinico [Mutino, aveva spiegato Gioielli in precedenza, era il dio latino e italico corrispondente al Priapo greco, n.d.r.],risultava sicuramente riduttivo, distorceva in parte la realtà, interpretava in modo senza dubbio limitativo la valenza religiosa della festa.

I culti priapici dei Greci e dei Romani erano cosa indiscutibilmente diversa dal riti isernini del XVIII secolo. Già Torcia aveva escluso rapporti diretti e pondus aequales tra gli antichissimi culti pagani e le pratiche settecentesche degli ex voto fallici, poiché la storia di numerose generazioni li divideva. Affermare, come fece Hamilton, di aver trovato a Isernia le reminiscenze religiose dell’antichità classica era come voler dire di vedere distintamente e a chiare tinte una cosa che invece appariva offuscata da secoli di storia; qualcosa di cui a mala pena si notavano le ombre e a cui, probabilmente, si voleva a tutti i costi dare l’aspetto desiderato.
Riteniamo quindi di essere nel giusto sostenendo che la presenza dei ditoni ad Isernia non era certamente un fatto più rilevante di altri all’interno dell’espressione fideistica, collettiva o personale, dei pellegrini che si recavano sull’eremo dei Santi Cosma e Damiano. Era solo una delle tante forme del complesso e variegato modo di rendere “visuale” (attraverso l’oggetto raffigurante la parte del corpo malata) la vis taumaturgica dei due santi medici.
D’altro canto, occorre aggiungere che le offerte falliche isernine andavano interpretate anche come espressioni cultuali di tipo “rurale”, cioè riti svolti per «ottenere un buon raccolto, abbondante e proficuo, indispensabile per assicurare benessere ad una comunità prettamente agricola» qual era, nel Settecento, quella di Isernia e delle zone vicine. Il significato apotropaico degli antichi ex voto priapici, infatti, va ricercato «nell’intenzione di opporre alla sciagura il simbolo della fertilità e perciò del benessere». Priapo, infatti, nasce come re dei giardini e delle colture, il dio della fecondità dei campi ancor più che della fecondità delle donne. Non di meno, bisogna sottolineare come le feminae che non erano in grado di partorire si portavano dentro tutta l’angoscia di questa loro condizione che, al di là dell’aspetto personale di madre mancata, significava non avere in famiglia nuove, giovani e forti braccia per il lavoro nei campi, un lavoro duro e indispensabile per il vivere quotidiano. In tale scenario psicologico, i culti isernini per l’organo sessuale maschile tendevano a favorire la «preservazione» contro la sterilità sia della terra mater che della uxor mater, esprimevano la lotta contro tutto ciò che ostacolava la normale sopravvivenza. Eterna contrapposizione tra mors e vita.


Postato dal Paesanino alle 16:28 | link | commenti (1) |
isernia, mauro gioielli, san cosma e damiano

lunedì, 11 agosto 2008
A Toro le radici italiane di Toquinho (Antonio Pecci)

Clicca e apri il fascicolo


Gli ultimi anni di Vinicius de Moraes furono consolati dall'affetto di un giovane chitarrista brasiliano dal corpo smilzo e il viso pulito, cui il nomignolo (era la madre a chiamarloo meu toquinho de gente, il mio pezzettino, tocchetto d'uomo) aderiva come una seconda pelle non come omaggio alla inviolabile usanza popolare.

I baffi ne rendevano ancora più smarrito lo sguardo e sembravano reclamare l'ombra di una coppola, spingendo Leone Piccioni, scrittore e musicista molto affermato, autore di colonne sonore di successo, a ipotizzarne ascendenze calabresi. E sangue etichettato come calabrese è continuato a scorrere per anni nelle vene del giovane, almeno secondo la pigra pubblicistica italiana.

Del resto al Toquinho di allora interessava piuttosto condividere con il pigmalione de Moraes gli ultimi scampoli di un'esistenza di poesia e musica, seppure nell'atmosfera parecchio decadente di camere d'albergo ingombre di valige e bottiglie di whisky, piuttosto che sciogliere gli intrighi anagrafici nascosti nel suo vero nome, Antonio Pecci, di evidente origine italiana...


>>>  Clicca e continua a leggere il fascicolo con le vicende della famiglia Pecci di Toro e di San Paolo del Brasile. Il fascicolo, distribuito in occasione del "Toquinho Toro Festival 2008", ripropone l'articolo comparso su «Il Bene Comune», Luglio/Agosto 2002, con qualche aggiunta.

Postato dal Paesanino alle 09:53 | link | commenti (4) |
personaggi, canzoni, °giovanni mascia, toquinho, storia toro, antonio pecci, bartolomeo pecci, emigrazione brasile, famiglia pecci, joão carlos pecci, le radici toresi di toquinho, le radici di toquinho a toro

mercoledì, 16 aprile 2008
Giovanni Mascia, Affreschi per il Papa


- Telemolise

- Toroweb

- Altromolise


- Franco Valente

Postato dal Paesanino alle 10:00 | link | commenti (4) |
personaggi, tradizioni, giovanni mascia, °giantonino tromba, storia toro, convento di toro, affreschi per il papa

martedì, 25 marzo 2008
Storia di Toro e del Molise

Invito per la presentazione del volume di Giovanni Mascia,
Affreschi per il Papa, Arte fede e storia nel chiostro e nel convento di Toro,
Palladino editore, Campobasso 2008



Postato dal Paesanino alle 11:41 | link | commenti (3) |
tradizioni, giovanni mascia, storia toro, convento di toro, affreschi per il papa

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